La chiesa parrocchiale di Santa Giulia
Breve cronistoria
Terminata nel 1912, la chiesa di Costorio ha subito poche modifiche: innanzitutto, le sue pareti interne sono state dipinte da Pangrazio (o Pancrazio) da Borgo Trento tra il 1945 e il 1947.
A seguito della costituzione della Parrocchia, nella solennità di Pasqua dell’anno 1953 vennero inaugurati inaugurati la bussola della porta centrale della chiesa ed il fonte battesimale, mentre a giugno dello stesso anno vennero acquistate le quattordici stazioni della Via Crucis.
Tra il 1956 ed il 1957 vennero sistemate le vetrate che abbelliscono le finestre aperte sulla parte alta delle pareti laterali e quella della facciata.
Nel 1959, grazie all’acquisto di alcuni terreni, si poté ampliare il collegamento tra via Santa Giulia ed il sagrato della chiesa, realizzando l’attuale piazza San Francesco d’Assisi.
Nell’ottobre del 1964 si decise di ricostruire la cella campanaria, risultata pericolante: con l’occasione di aumentò da tre a cinque il numero delle campane; alla fine dello stesso anno venne installato l’armonium.
Dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, nel 1967 venne decisa la realizzazione di alcune importanti opere:
- l’apertura di quattro finestre con vetrate colorate sulle pareti laterali, due (sulla parete del Sacro Cuore) con i simboli della Passione e dell’Eucarestia, e due (sulla parete della Madonna di Lourdes) con i simboli dello Spirito Santo e della Chiesa;
- la posa di un nuovo pavimento nella zona del presbiterio e della navata;
- la rimozione della balaustra (che separava il presbiterio dall’aula), del pulpito e dei due altari laterali, al posto dei quali vennero incassati i confessionali;
- la sistemazione dell’altare e l’installazione del nuovo tabernacolo.
Nel 1968, eseguite le suddette opere, venne anche installata l’apparecchiatura elettronica per il rintocco delle campane, mentre nel 1971 vennero inaugurati i nuovi e più comodi banchi.
Nel 1985 venne collocato sul presbiterio l’organo a otto registri. La Parrocchiale venne quindi solennemente consacrata dal Vescovo di Brescia, mons. Bruno Foresti, il 27 giugno 1987, come ricordato dall’epigrafe posta sopra l’altare con la statua del Cristo morto.
Il 20 novembre 2012, con una Santa Messa presieduta dal Vescovo, mons. Luciano Monari, la comunità di Costorio ha solennemente ricordato il centenario della nascita di don Armando Porteri (3 maggio 1912) e dell’inaugurazione della chiesa (1° settembre 1912) nonché il sessantesimo anniversario dell’erezione canonica della Parrocchia (21 novembre 1952).
Descrizione artistica
La facciata
Nelle sue linee architettoniche, l’edificio segue i canoni del suo tempo: vi si riconosce lo stile neoclassico affermatosi nel XVIII secolo e poi confermato durante tutto il XIX e gli inizi del XX secolo.
La facciata si presenta infatti semplice e austera, costruita con materiale locale (blocchi di medolo interrotti a intervalli regolari da due file di mattoni), e divisa verticalmente da quattro semipilastri e orizzontalmente da cornici sporgenti che creano tre fasce distinte.
Il portone ligneo è incorniciato dall’unico elemento decorativo: uno stipite di marmo bianco saonino sul quale è scolpito l’anno (1912) di costruzione della chiesa. All’edificio si accede attraverso cinque gradini di medolo. Anche l’interno della chiesa rispecchia il gusto neoclassico: la pianta della chiesa, orientata nord-sud, è quasi a croce greca e l’incrocio dei due bracci è coperto da una volta ribassata.
La navata principale
Incorona l’ingresso principale una bussola di legno acquistata dai Padri della Pace negli anni Cinquanta del Novecento ma degna di nota in quanto gran parte del legno scolpito e intagliato che la compone risale al Settecento.
La chiesa è stata poi completamente affrescata tra il 1945 e il 1947 per mano dell’artista Pangrazio da Borgo Trento; tuttavia un restauro degli anni Ottanta ha leggermente modificato l’aspetto delle pitture parietali, che originariamente presentavano una cromia era più tenue.
Sulla volta si trovano alcuni dipinti ricchi di elementi della simbologia cristiana. Decora la parte centrale del soffitto una bella scena policroma del Cristo risorto sullo sfondo di un paesaggio roccioso, mentre i medaglioni agli angoli mostrano i ritratti dei quattro profeti Mosè, Ezechiele, Elia e Isaia. Incorniciano la scena due immagini simboliche: verso l’ingresso l’immagine di un agnello che regge il vessillo di Cristo; dalla parte opposta due cerve che bevono da una fontana con al centro una croce.
Separa la navata dalla zona del presbiterio una fascia con iscrizione: Christus vincit Christus regnat Christus imperat. Sulla volta che copre la zona presbiteriale è dipinto un ostensorio contenente l’Eucaristia sorretto da due angeli che sollevano un nastro con la scritta Venite adoremus; nelle vele agli angoli vediamo i quattro Evangelisti con il vangelo aperto fra le mani e a fianco i loro simboli: Marco con il leone, Matteo con l’angelo, Luca con il bue e Giovanni con l’aquila.
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All’ingresso della chiesa, sulla destra, sotto una grande arcata, si trova l’altare con la statua del Cristo morto, mentre a sinistra un identico arcone ospita il fonte battesimale: un bacile di marmo bianco, tondo e coperto da una struttura piramidale in legno che termina con una piccola scultura dello stesso materiale raffigurante il Battista che lava il capo a Gesù.
Verso la zona centrale della chiesa, appoggiati alle pareti laterali, sono posizionati i due confessionali lignei sopra i quali si aprono due profonde nicchie con le statue di gesso dedicate la destra al Sacro Cuore e la sinistra alla Vergine di Lourdes: le nicchie sono inquadrate da soase lignee dipinte con campiture rosse e verdi che simulano il marmo secondo un gusto artistico antico, mentre le decorazioni floreali e i dettagli dorati invece sono più leggeri e risentono dello stile liberty. Ai lati delle nicchie si trovano quattro finestre, aperte nel 1973, decorate con vetrate colorate: le due a destra mostrano una croce con al centro un cuore coronato di spine e la scritta Amore che espia, simboli della Passione, e l’ostia con il monogramma JHS e la scritta Amore che si dona, simboli dell’Eucarestia; le due a sinistra mostrano i simboli dello Spirito Santo, una colomba circondata da sette raggi, un giglio bianco e la scritta S. Madre di Dio e una croce con una stella che illumina una barca e la scritta Stella del mare, simbolo della Chiesa e di Maria.
Nella parte alta delle pareti, sopra un cornicione, ci sono altre vetrate colorate: sulla facciata Santa Giulia e Santa Lucia con i rispettivi nomi scritti nelle aureole, sopra le nicchie a destra Sant’Agnese e Santa Maria Goretti e a sinistra la Madonna col Bambino e San Giuseppe, recanti rispettivamente le scritte Mater Regina e Ex stirpe David.
Alle pareti si trovano appese le stazioni della Via Crucis: quattordici scene semplici e facilmente leggibili su tavole in legno dipinto lavorate a rilievo, a forma di tempietto con un timpano triangolare in alto e due colonne scanalate ai lati, sempre secondo il gusto classico dell’epoca, scolpite a bassorilievo dai fratelli Poisa a metà del Novecento e offerte alla Parrocchia dalla popolazione. Appesi sono anche alcuni stendardi che rappresentano: San Giuseppe e il Bambino; la Madonna; la Madonna col Bambino e un gruppo di angeli che contemplano la scena dal basso; la Madonna di Pompei con San Domenico e Santa Caterina da Siena ai suoi piedi che ricevono dalla Vergine e dal Bambino una corona del rosario; l’Assunzione della Vergine. Gli stendardi, dipinti su seta ed incorniciati da finissimi ricami, rappresentavano altrettante associazioni cattoliche della comunità ed erano utilizzati durante le processioni.
Il presbiterio
Al centro dello spazio si incontra l’altare, in precedenza posto in cima a tre gradini e spinto contro la parete di fondo, con il tabernacolo appoggiato sopra. Verso la platea fa bella mostra di sé un prezioso paliotto con uno zoccolo in marmo di Botticino e un meraviglioso mosaico di marmi policromi incorniciato da due lastre di marmo rosso di Verona: è notevole il fatto che più comuni solitamente erano gli altari con intarsi su fondo bianco, mentre questo è su fondo nero, più raro e quindi più prezioso, abbellito ulteriormente dal fatto che la superficie non si presenta liscia ma ai lati è movimentata da due pilastri aggettanti.
Alle spalle dell’altare si trova l’imponente tabernacolo, costituito da una colonna sagomata che sorregge un tempio esagonale in miniatura, con una faccia centrale decorata a bassorilievo recante l’immagine di un ostensorio raggiato che contiene un’ostia, sormontato da una croce e circondato da tralci di vite e spighe di grano, e con facce laterali scavate da nicchie, ora vuote ma che contenevano in passato le statue dei Santi Pietro e Paolo. Ai lati di ogni faccia ci sono colonne scanalate che poggiano su teste di angioletti, terminanti con capitelli decorati a foglie di acanto; le colonne fanno da base d’appoggio per un fregio raffigurante volti di angioletti alati e racemi vegetali. Sopra il fregio si imposta una loggetta sulla quale poggia il tetto del tempietto, una cupola decorata con motivi semicircolari a pelte e completata alla sua sommità da una lanterna che sorregge la statua di Cristo risorto avvolto in un panneggio dorato con la bandiera in mano. Il ciborio è un’opera cinquecentesca attribuita al milanese Francesco Maria Richini o Richino, di cui non si conosce con certezza la destinazione originaria (sembra che in passato si trovasse nella cappella privata di una villa gentilizia in Valle Camonica): collocato in un primo tempo lateralmente nel presbiterio, nel 1968 è stato poi riposizionato nel punto in precedenza occupato dall’altare maggiore quando questo, come detto, è stato collocato nell’attuale sede.
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Ad alleggerire l’architettura del presbiterio trovano posto due vetrate colorate ognuna delle quali rappresenta cinque scene del Vangelo con relative didascalie in latino: quella di destra mostra dall’alto l’annunciazione, la nascita di Gesù, il battesimo di Giovanni, la Maddalena che lava i piedi a Gesù e la moltiplicazione dei pani e dei pesci (Annuntio, Ortus, Baptista, Magdalena, Moltiplicatio); quella di sinistra mostra invece l’ultima cena, la crocifissione, la discesa dello Spirito Santo, la missione della Chiesa e la figura di Pietro (Eucharestia, Crucifixio, Descensio, Ite docete, Tu es Petrus). Altre vetrate si trovano nella parte alta della pareti laterali, al di sopra del cornicione: a destra Faustino e Giovita, a sinistra Luigi Gonzaga e Domenico Savio.
A concludere la descrizione delle bellezze artistiche della chiesa, sulla parete di fondo spicca la grande pala d’altare con la Madonna col Bambino e Santi, attorniata da una cornice in legno dipinta con motivi floreali color oro e campiture verdi che imitano il marmo, recante nella parte alta la scritta Sancta Iulia ora pro nobis e coronata da un timpano curvo spezzato con al centro la croce avvolta da due rami di palma, simbolo del martirio. Dipinta con la tecnica dell’olio su tela, è firmata e datata da Jacomo Ferabosco nel 1688. Nella parte alta, in gloria seduta su un trono di soffici nuvole, si può vedere la Madonna con in braccio il Bambino, alla sua destra Santa Giulia e alla sua sinistra Santa Lucia: entrambe tengono tra le mani i simboli del loro martirio e la palma. Nella parte bassa, sotto le nuvole su cui appoggia la Vergine, San Francesco d’Assisi è in ginocchio e ha lo sguardo rivolto alla croce dalla quale ha ricevuto le stigmate, ben visibili sui palmi delle sue mani allargate, affiancato da frate Leone che protende le mani verso il cielo. Pesantemente modificata nel corso del XIX secolo, la pala è stata oggetto di un accurato restauro nel 1990 che l’ha riportata al suo antico splendore.
Precedentemente esposta nell’antica chiesetta di Santa Giulia, la pala d’altare è stata traslata nell’attuale Parrocchiale nel 1912. Nonostante le ricerche, non vi sono certezze in merito all’arrivo della pala a Costorio, anche se si può ipotizzare che essa facesse parte dei possedimenti del vasto e potente monastero di Santa Giulia a Brescia e che sia stata donata allo scopo di abbellire l’antica chiesetta di Costorio che forse dipendeva dallo stesso monastero.
A concludere la decorazione della zona presbiteriale, sempre sulla parete di fondo, la lunetta sopra il cornicione è affrescata con l’immagine di Santa Giulia incorniciata dalla scritta Christo confixa sum cruci, a sottolineare ancora una volta la dedicazione alla santa della nostra chiesa.
Per approfondimenti:
Laura Bazzana – Andrea Galleri, Le pietre parlano, i fedeli ricordano. La Parrocchiale di Costorio e don Armando Porteri nel loro centenario, Parrocchia Santa Giulia in Costorio, 2012.
