Papa Paolo VI

 

Biografia di Giovanni Battista Montini

Nascita e formazione giovanile

Sacerdozio e Incarichi

Cardinale di Milano

 

 

Pontificato di Paolo VI

Cronologia

Scritti e discorsi di Paolo VI

Il pensiero di Paolo VI in alcuni scritti rilevanti

Spiritus veritatis

Nell’anno 1930 il giovane Giovan Battista stilava un programma di vita a cui sarebbe sempre rimasto sempre fedele. “Io mi devo comportare in questo modo”. Da questo testo si evince il suo grande amore per Cristo e la Chiesa che passa attraverso un cambiamento radicale della propria vita di fede.

Docile all’invito della verità da conquistare, devo esserlo anche all’invito della verità da propagare. Non mi basti essere un fedele; mi sia doveroso essere un apostolo.

Perciò amerò. Amerò ancora innanzitutto la Verità confidatami da Dio, chiedendo a Lui la grazia di difenderla, senza esitazioni, restrizioni, compromessi e di professarla, scevra da esibizioni, con pura libertà e cordiale fortezza di spirito, e di mostrarmi sempre coerente, nel pensiero, nella parola, nell’azione.

Ma gli altri non si accorgano facilmente di questa interiore offerta alla Verità, e solo s’avvedano che i miei rapporti con essi sono sempre improntati ad una grande umiltà, ad una grande bontà.

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Pensiero alla morte

Prego pertanto il Signore che mi dia grazia di fare della mia prossima morte dono d’amore alla Chiesa. Potrei dire che sempre l’ho amata; fu il suo amore che mi trasse fuori dal mio gretto e selvatico egoismo e mi avviò al suo servizio; e che per essa, non per altro, mi pare d’aver vissuto. Ma vorrei che la Chiesa lo sapesse; e che io avessi la forza di dirglielo, come una confidenza del cuore, che solo all’estremo momento della vita si ha il coraggio di fare.

(…)

Vorrei abbracciarla, salutarla, amarla, in ogni essere che la compone, in ogni Vescovo e sacerdote che la assiste e la guida, in ogni anima che la vive e la illustra; benedirla. Anche perché non la lascio, non esco da lei, ma più e meglio con essa mi unisco e mi confondo: la morte è un progresso nella comunione dei Santi.

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Testamento

Circa i funerali. Siano pii e semplici. (…).

La tomba: amerei che fosse nella vera terra, con umile segno, che indichi il luogo e inviti a cristiana pietà. Niente monumento per me.

E circa ciò che più conta, congedandomi dalla scena di questo mondo e andando incontro al giudizio e alla misericordia di Dio: dovrei dire tante cose, tante.

Sullo stato della Chiesa; abbia essa ascolto a qualche nostra parola, che per lei pronunciammo con gravità e con amore.

Sul concilio: si veda di condurlo a buon termine, e si provveda ad eseguirne fedelmente le prescrizioni.

Sull’ecumenismo: si prosegua l’opera di avvicinamento con i Fratelli separati, con molta comprensione, con molta pazienza con grande amore; ma senza deflettere dalla vera dottrina cattolica.

Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo.

Chiudo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica, chiamando ancora una volta su di essa la divina Bontà. Ancora benedico tutti. Roma specialmente, Milano e Brescia. Alla terra santa, la Terra di Gesù, dove fui pellegrino di fede e di pace, uno speciale benedicente saluto.

E alla Chiesa, alla dilettissima Chiesa cattolica, all’umanità intera, la mia apostolica benedizione.

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La beatificazione di Paolo VI

Paolo VI è stato Beatificato il 19 ottobre 2014 in P.za S. Pietro ad opera di Papa Francesco, al termine del Sinodo straordinario sulla Famiglia.

 

Il Miracolo di Paolo VI

Nel 2001 negli Stati Uniti una madre, al quinto mese di gravidanza, si trova in condizioni disperate. La diagnosi parla di morte del piccolo nel grembo materno o di gravissime malformazioni future.

I medici consigliano l’aborto terapeutico, ma lei si rifiuta e, su suggerimento di una suora italiana che l’aveva conosciuto in vita, si rivolge in preghiera al Pontefice morto nel 1978. Il bambino – oggi adolescente – nasce sano. La Congregazione: “Guarigione inspiegabile”

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Collegamenti alla raccolta di Immagini e Testimonianze
presente nel sito del Santuario delle Grazie (BS)

Tappe della Causa di Beatificazione

Celebrazione della Beatificazione

Reliquie del Beato Paolo VI

 

Preghiera per ottenere Grazie 

Signore, la nostra povertà ci porta a chiedere il Tuo aiuto.
Lo facciamo nella certezza che il Tuo cuore di Padre
è sempre pronto ad ascoltare le richieste dei Suoi figli.
Si fa voce interprete delle nostre necessità
il Papa Paolo VI, il Papa del dialogo,
il Papa pellegrino, il Papa esperto in umanità,
il Papa della civiltà dell’amore.

È con lui, Tuo servo buono e fedele
che riposa nella Tua beatitudine,
che ti innalziamo la nostra supplica.
O Signore, per intercessione di Papa Paolo VI,
concedi il Tuo aiuto per ottenere la grazia di……………………

Sia fatta, Signore, la tua volontà.
Amen

(si recita il Pater, Ave, Gloria).

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CANONIZZAZIONE DI PAOLO VI

“Paolo VI sarà santo entro l’anno” confidava Papa Francesco il 15 febbraio 2018 ai parroci e sacerdoti della diocesi di Roma. La canonizzazione avverrà, con ogni probabilità, durante il Sinodo dei vescovi convocato a Roma il 3-28 ottobre 2018 sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Secondo il Papa “per Paolo VI il pontificato fu un martirio”. Lo confidò ai vescovi bresciani, e Montini (1897-1963) era bresciano: “Per la cerimonia dovrei indossare una veste rossa come il sangue invece che bianca, perché il suo pontificato fu un vero martirio e le incomprensioni fecero di Montini un martire”. Un’opinione, quella del martirio, condivisa da padre Bartolomeo Sorge, eminente gesuita novantenne, direttore de «La Civiltà Cattolica» ai tempi di Paolo VI. Intervistato da Bruno Quaranta su “La Stampa” del 9 febbraio scorso, padre Sorge dice: “Nel Novecento fu il Papa più grande, come santità di vita e come modernità di pensiero. Un pontificato crocifisso e irto di ostacoli. Ha avuto il merito di salvaguardare il Concilio Vaticano II, di non spegnere il roveto ardente. La sua è una Chiesa nel mondo ma non invasa dal mondo. Aveva la scelta religiosa come bussola”.

L’eredità montiniana è soprattutto il Vaticano II (1962-1965) e le sue riforme, che incontrarono resistenze e incomprensioni. Eletto Papa il 21 giugno 1963 prende in mano il Concilio con vigore e tenacia – ha una volontà ferrea dietro un viso assorto e un corpo fragile –, ne fissa programmi, metodo di lavoro, agenda in quattro punti: più chiara autocoscienza della Chiesa; suo radicale rinnovamento; unità dei cristiani; dialogo a tutto campo con l’umanità. Un progetto innovatore: ecclesiologia comunionale, collegialità episcopale, riforma liturgica, Parola di Dio restituita al popolo, ecumenismo e confronto con le religioni, libertà religiosa. Personalità forte e riflessiva, Montini è disponibile all’ascolto e aperto al dibattito, ma vuole garantirsi che le decisioni dei padri conciliari non entrino in rotta di collisione con le sue convinzioni. Non è un teologo speculativo, tanto meno “un martello degli eretici”; non è un canonista ma un finissimo diplomatico e un grande pastore: lo dimostra da arcivescovo quando promuove la “grande missione di Milano”. Si definisce “un indagatore dell’esistenza umana e un iniziato alle sottili e profonde fenomenologie dello spirito”.

Il Concilio non promulga dogmi e non scaglia condanne. Quattro le sessioni: la prima (11ottobre-8 dicembre 1962) con Giovanni XXIII non promulga alcun documento; le altre tre con Paolo VI: 29 settembre-4 dicembre 1963 con “Sacrosanctum Concilium” sulla liturgia e “Inter mirifica” (media); 14 settembre-21 novembre 1964 con “Lumen gentium” (Chiesa), “Orientalium Ecclesia” (Chiese orientali), “Unitatis redintegratio” (dialogo ecumenico); 14 settembre-8 dicembre 1965 con “Christus Dominus” (vescovi), “Perfectae Caritatis” (religiosi), “Optatam totius” (formazione sacerdotale), “Gravissimum educationis” (educazione e scuola), “Nostra aetate” (libertà religiosa e dialogo con le altre religioni), “Dei Verbum” (Bibbia), “Apostolicam actuositatem” (laici), “Ad gentes” (missioni), “Presbyterorum ordinis” (sacerdoti), “Gaudium et spes” (Chiesa nel mondo).

Paolo VI vive il “lungo autunno” della contestazione ecclesiale dopo la promettente “primavera” del Concilio. Il 29 giugno 1972 Montini esce in una drammatica lamentazione: “Sembra che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. Non ci si fida più della Chiesa, ma del primo profano che viene a parlarci da qualche giornale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. Si credeva che dal Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole e tempesta, buio e incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo dagli altri, scaviamo abissi invece di colmarli”.

Quattro anni fa, dopo la beatificazione del 2014, una mamma andò al santuario della Madonna delle grazie a Brescia per chiedere l’intercessione di Montini: rischiava di perdere la figlia per una grave patologia. Invece la bimba nacque sana. È il miracolo che schiude la canonizzazione. Scrisse “La Voce del Popolo”, settimanale della diocesi di Brescia: “Il miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Battista Montini circa la guarigione di un feto, al quinto mese della gravidanza, è stato approvato. La mamma in attesa, della provincia di Verona, era a rischio di aborto per una patologia che avrebbe potuto compromettere la vita del piccino e della madre. Nascerà una bambina a tutt’oggi in buona salute”. Cinquant’anni fa, il 25 luglio 1968, Paolo VI promulga l’enciclica “Humanae vitae” disattendendo le attese di molti cattolici in un’apertura sulla contraccezione e scatenando furibonde contestazioni.

Ai giovani Paolo VI indirizzò una vibrante omelia nella domenica delle Palme 1975: “Il mondo contemporaneo vi apre nuovi sentieri, e vi chiama portatori di fede e di gioia. Portatori delle palme, simbolo d’una primavera nuova, di grazia, di bellezza, di poesia, di bontà e di pace. Non indarno, non indarno: è Cristo per voi; è Cristo con voi! Oggi e domani; Cristo per sempre”.

Nel corso del Concistoro di sabato 19 maggio 2018, Papa Francesco annunciò al mondo la data della Canonizzazione del Beato Papa Paolo VI, che si sarebbe tenuta a Roma domenica 14 ottobre 2018.

IL MIRACOLO

«Tutto è iniziato dal giorno in cui ho acquistato su internet una culla usata. Ero incinta di due mesi, ne ho trovata una in vimini e pizzo… Quella culla ha cambiato il corso della storia, oltre alle nostre vite». Vanna Pironato Tagliaferro, 40 anni, infermiera all’ospedale di Legnago, parla della sua bambina miracolata, un miracolo che ha reso santo papa Paolo VI.

È una storia disperata, che attraverso un’infermiera arriva presto alle orecchie del dottor Paolo Martinelli, 47 anni, ginecologo all’ospedale di Legnago, il protagonista del terzo atto. La sera prima aveva letto in un articolo che Paolo VI era stato appena beatificato per aver guarito un feto negli Stati Uniti: «Mi aveva sempre colpito il silenzio attorno a un Papa grande come Montini – racconta il medico – così avevo approfondito la sua enciclica Humanae vitae, un testo fondamentale, che tocca i temi legati alla mia professione. Non è mia consuetudine consigliare ai pazienti di pregare – sorride – ma ero colpito dalla coincidenza e la buttai lì: “Di’ a quella mamma che preghi Paolo VI”. Non la conoscevo e non ne seppi più nulla».
Paolo VI chi?, reagisce però Vanna, che non ne ha mai sentito parlare. «Sono nata l’anno in cui è morto», ma da quel giorno lo ha pregato a ogni ora insieme a suo marito e a Riccardo, allora 3 anni, il loro primo figlio. Il 29 ottobre 2014 dopo l’ennesima tragica visita medica si recano a Brescia a Santa Maria delle Grazie, dove Montini ha detto la sua prima Messa, e sulla panca trovano un foglio con la supplica da rivolgergli. «C’erano tre puntini al posto del nome per cui chiedere la grazia e quei tre puntini divennero Amanda per tutti gli amici e i parenti, anche le infermiere hanno supplicato incessantemente Paolo VI».

Arriva la notte di Natale del 2014 e alle 3 i dolori sono insopportabili, Amanda è di sei mesi ma ha iniziato la sua discesa nel mondo esterno. «Siamo corsi all’ospedale di Verona, senza saperlo avevo già fatto ore di travaglio». Amanda era pure podalica, è rimasta venti minuti con le gambine di fuori, a rischio asfissia. «Non volli mio marito in sala parto a veder nascere una figlia morta. Alle 6.59 è uscita, senza un vagito. Sentii chiedere a mio marito il nome della bambina e pensai fosse per il certificato di morte. Invece pesava 865 grammi ma era viva».
Inspiegabilmente gli organi erano formati, lo scheletro era diritto e perfetto, tre mesi di incubatrice e Amanda non ha più visto un ospedale. I genitori in cuore loro hanno sempre saputo che era stato un miracolo di Paolo VI e hanno battezzato la piccola Amanda Maria Paola, ma tutto sarebbe rimasto nel silenzio se per il primo compleanno della piccola non avessero ufficialmente ringraziato papa Montini in un articolo di giornale: «Dalla Curia di Brescia ci contattò don Antonio Lanzoni, vicepostulatore della causa, guarda caso l’autore della preghiera trovata sulla panca e recitata mille volte…».

Nelle 990 pagine di cartelle cliniche che sono seguite, la scienza non ha potuto fare altro che inchinarsi al mistero. «I teologi hanno strettamente correlato la nascita di Amanda all’Humanae vitae – sorride Vanna –, per cui abbiamo impostato la nostra vita coniugale sull’enciclica, l’abbiamo letta insieme e la applichiamo ogni giorno».
Era ormai il 18 aprile 2016 quando la caposala disse al dottor Martinelli che una signora voleva parlargli. «Conobbi così Vanna, mi disse che avevano fatto ciò che avevo consigliato e che, grazie a tutto questo, Paolo VI sarebbe diventato santo. Ero stato lo strumento inconsapevole di una fila di “coincidenze”». Una bella foto scattata lo scorso maggio ritrae Amanda di spalle, con con i suoi boccoli bruni, mentre dà un bacio alla gigantografia di Paolo VI all’ingresso della sua casa natale a Concesio, il giorno in cui è stata annunciata la canonizzazione: è l’immagine di copertina di Una culla per Amanda, il libro intervista che Andrea Zambrano le ha dedicato (ed. Ares).

Atto finale. Dopo questa intervista, Vanna ha deciso di tornare dai proprietari della culla e raccontare loro la vicenda. «Erano senza parole dalla gioia. La loro Giorgia, vissuta solo tre mesi, è la prima protagonista del grande mistero». E la famosa culla che fine ha fatto? «Appena rotta la membrana non l’ho più voluta vedere, l’ho portata al Cav di Legnago», ammette Vanna. «Pensare che è tutto merito suo. Da qualche parte, in qualche casa, è ancora in giro ad agire tra gli uomini…».

 

 

 

 

 

CANONIZZAZIONE DI PAOLO VI
MEMORIA LITURGICA

TESTI DELLA MEMORIA LITURGICA

“Paolo VI sarà santo entro l’anno” confidava Papa Francesco il 15 febbraio 2018 ai parroci e sacerdoti della diocesi di Roma. La canonizzazione avverrà, con ogni probabilità, durante il Sinodo dei vescovi convocato a Roma il 3-28 ottobre 2018 sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. 

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Secondo il Papa “per Paolo VI il pontificato fu un martirio”. Lo confidò ai vescovi bresciani, e Montini (1897-1963) era bresciano: “Per la cerimonia dovrei indossare una veste rossa come il sangue invece che bianca, perché il suo pontificato fu un vero martirio e le incomprensioni fecero di Montini un martire”. Un’opinione, quella del martirio, condivisa da padre Bartolomeo Sorge, eminente gesuita novantenne, direttore de «La Civiltà Cattolica» ai tempi di Paolo VI. Intervistato da Bruno Quaranta su “La Stampa” del 9 febbraio scorso, padre Sorge dice: “Nel Novecento fu il Papa più grande, come santità di vita e come modernità di pensiero. Un pontificato crocifisso e irto di ostacoli. Ha avuto il merito di salvaguardare il Concilio Vaticano II, di non spegnere il roveto ardente. La sua è una Chiesa nel mondo ma non invasa dal mondo. Aveva la scelta religiosa come bussola”.

L’eredità montiniana è soprattutto il Vaticano II (1962-1965) e le sue riforme, che incontrarono resistenze e incomprensioni. Eletto Papa il 21 giugno 1963 prende in mano il Concilio con vigore e tenacia – ha una volontà ferrea dietro un viso assorto e un corpo fragile –, ne fissa programmi, metodo di lavoro, agenda in quattro punti: più chiara autocoscienza della Chiesa; suo radicale rinnovamento; unità dei cristiani; dialogo a tutto campo con l’umanità. Un progetto innovatore: ecclesiologia comunionale, collegialità episcopale, riforma liturgica, Parola di Dio restituita al popolo, ecumenismo e confronto con le religioni, libertà religiosa. Personalità forte e riflessiva, Montini è disponibile all’ascolto e aperto al dibattito, ma vuole garantirsi che le decisioni dei padri conciliari non entrino in rotta di collisione con le sue convinzioni. Non è un teologo speculativo, tanto meno “un martello degli eretici”; non è un canonista ma un finissimo diplomatico e un grande pastore: lo dimostra da arcivescovo quando promuove la “grande missione di Milano”. Si definisce “un indagatore dell’esistenza umana e un iniziato alle sottili e profonde fenomenologie dello spirito”.

Il Concilio non promulga dogmi e non scaglia condanne. Quattro le sessioni: la prima (11ottobre-8 dicembre 1962) con Giovanni XXIII non promulga alcun documento; le altre tre con Paolo VI: 29 settembre-4 dicembre 1963 con “Sacrosanctum Concilium” sulla liturgia e “Inter mirifica” (media); 14 settembre-21 novembre 1964 con “Lumen gentium” (Chiesa), “Orientalium Ecclesia” (Chiese orientali), “Unitatis redintegratio” (dialogo ecumenico); 14 settembre-8 dicembre 1965 con “Christus Dominus” (vescovi), “Perfectae Caritatis” (religiosi), “Optatam totius” (formazione sacerdotale), “Gravissimum educationis” (educazione e scuola), “Nostra aetate” (libertà religiosa e dialogo con le altre religioni), “Dei Verbum” (Bibbia), “Apostolicam actuositatem” (laici), “Ad gentes” (missioni), “Presbyterorum ordinis” (sacerdoti), “Gaudium et spes” (Chiesa nel mondo).

Paolo VI vive il “lungo autunno” della contestazione ecclesiale dopo la promettente “primavera” del Concilio. Il 29 giugno 1972 Montini esce in una drammatica lamentazione: “Sembra che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. Non ci si fida più della Chiesa, ma del primo profano che viene a parlarci da qualche giornale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. Si credeva che dal Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole e tempesta, buio e incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo dagli altri, scaviamo abissi invece di colmarli”.

Quattro anni fa, dopo la beatificazione del 2014, una mamma andò al santuario della Madonna delle grazie a Brescia per chiedere l’intercessione di Montini: rischiava di perdere la figlia per una grave patologia. Invece la bimba nacque sana. È il miracolo che schiude la canonizzazione. Scrisse “La Voce del Popolo”, settimanale della diocesi di Brescia: “Il miracolo attribuito all’intercessione di Giovanni Battista Montini circa la guarigione di un feto, al quinto mese della gravidanza, è stato approvato. La mamma in attesa, della provincia di Verona, era a rischio di aborto per una patologia che avrebbe potuto compromettere la vita del piccino e della madre. Nascerà una bambina a tutt’oggi in buona salute”. Cinquant’anni fa, il 25 luglio 1968, Paolo VI promulga l’enciclica “Humanae vitae” disattendendo le attese di molti cattolici in un’apertura sulla contraccezione e scatenando furibonde contestazioni.

Ai giovani Paolo VI indirizzò una vibrante omelia nella domenica delle Palme 1975: “Il mondo contemporaneo vi apre nuovi sentieri, e vi chiama portatori di fede e di gioia. Portatori delle palme, simbolo d’una primavera nuova, di grazia, di bellezza, di poesia, di bontà e di pace. Non indarno, non indarno: è Cristo per voi; è Cristo con voi! Oggi e domani; Cristo per sempre”.

Nel corso del Concistoro di sabato 19 maggio 2018, Papa Francesco annunciò al mondo la data della Canonizzazione del Beato Papa Paolo VI, che si sarebbe tenuta a Roma domenica 14 ottobre 2018.

 

IL MIRACOLO 

«Tutto è iniziato dal giorno in cui ho acquistato su internet una culla usata. Ero incinta di due mesi, ne ho trovata una in vimini e pizzo… Quella culla ha cambiato il corso della storia, oltre alle nostre vite». Vanna Pironato Tagliaferro, 40 anni, infermiera all’ospedale di Legnago, parla della sua bambina miracolata, un miracolo che ha reso santo papa Paolo VI.

È una storia disperata, che attraverso un’infermiera arriva presto alle orecchie del dottor Paolo Martinelli, 47 anni, ginecologo all’ospedale di Legnago, il protagonista del terzo atto. La sera prima aveva letto in un articolo che Paolo VI era stato appena beatificato per aver guarito un feto negli Stati Uniti: «Mi aveva sempre colpito il silenzio attorno a un Papa grande come Montini – racconta il medico – così avevo approfondito la sua enciclica Humanae vitae, un testo fondamentale, che tocca i temi legati alla mia professione. Non è mia consuetudine consigliare ai pazienti di pregare – sorride – ma ero colpito dalla coincidenza e la buttai lì: “Di’ a quella mamma che preghi Paolo VI”. Non la conoscevo e non ne seppi più nulla».

Paolo VI chi?, reagisce però Vanna, che non ne ha mai sentito parlare. «Sono nata l’anno in cui è morto», ma da quel giorno lo ha pregato a ogni ora insieme a suo marito e a Riccardo, allora 3 anni, il loro primo figlio. Il 29 ottobre 2014 dopo l’ennesima tragica visita medica si recano a Brescia a Santa Maria delle Grazie, dove Montini ha detto la sua prima Messa, e sulla panca trovano un foglio con la supplica da rivolgergli. «C’erano tre puntini al posto del nome per cui chiedere la grazia e quei tre puntini divennero Amanda per tutti gli amici e i parenti, anche le infermiere hanno supplicato incessantemente Paolo VI».

Arriva la notte di Natale del 2014 e alle 3 i dolori sono insopportabili, Amanda è di sei mesi ma ha iniziato la sua discesa nel mondo esterno. «Siamo corsi all’ospedale di Verona, senza saperlo avevo già fatto ore di travaglio». Amanda era pure podalica, è rimasta venti minuti con le gambine di fuori, a rischio asfissia. «Non volli mio marito in sala parto a veder nascere una figlia morta. Alle 6.59 è uscita, senza un vagito. Sentii chiedere a mio marito il nome della bambina e pensai fosse per il certificato di morte. Invece pesava 865 grammi ma era viva».

Inspiegabilmente gli organi erano formati, lo scheletro era diritto e perfetto, tre mesi di incubatrice e Amanda non ha più visto un ospedale. I genitori in cuore loro hanno sempre saputo che era stato un miracolo di Paolo VI e hanno battezzato la piccola Amanda Maria Paola, ma tutto sarebbe rimasto nel silenzio se per il primo compleanno della piccola non avessero ufficialmente ringraziato papa Montini in un articolo di giornale: «Dalla Curia di Brescia ci contattò don Antonio Lanzoni, vicepostulatore della causa, guarda caso l’autore della preghiera trovata sulla panca e recitata mille volte…».

Nelle 990 pagine di cartelle cliniche che sono seguite, la scienza non ha potuto fare altro che inchinarsi al mistero. «I teologi hanno strettamente correlato la nascita di Amanda all’Humanae vitae – sorride Vanna –, per cui abbiamo impostato la nostra vita coniugale sull’enciclica, l’abbiamo letta insieme e la applichiamo ogni giorno».

Era ormai il 18 aprile 2016 quando la caposala disse al dottor Martinelli che una signora voleva parlargli. «Conobbi così Vanna, mi disse che avevano fatto ciò che avevo consigliato e che, grazie a tutto questo, Paolo VI sarebbe diventato santo. Ero stato lo strumento inconsapevole di una fila di “coincidenze”». Una bella foto scattata lo scorso maggio ritrae Amanda di spalle, con con i suoi boccoli bruni, mentre dà un bacio alla gigantografia di Paolo VI all’ingresso della sua casa natale a Concesio, il giorno in cui è stata annunciata la canonizzazione: è l’immagine di copertina di Una culla per Amanda, il libro intervista che Andrea Zambrano le ha dedicato (ed. Ares).

Atto finale. Dopo questa intervista, Vanna ha deciso di tornare dai proprietari della culla e raccontare loro la vicenda. «Erano senza parole dalla gioia. La loro Giorgia, vissuta solo tre mesi, è la prima protagonista del grande mistero». E la famosa culla che fine ha fatto? «Appena rotta la membrana non l’ho più voluta vedere, l’ho portata al Cav di Legnago», ammette Vanna. «Pensare che è tutto merito suo. Da qualche parte, in qualche casa, è ancora in giro ad agire tra gli uomini…».

 

Paolo VI e Concesio

Il rapporto tra il Papa e il suo paese natale

 

UNA GIORNATA A CONCESIO La visita del 16 agosto 1959

Da molto tempo Concesio attendeva la visita del suo più illustre concittadino che onorava questa nobile terra bresciana con la sua intelligenza, le sue doti e ancor più con la nomina ad arcivescovo della Chiesa milanese. Così scriveva il parroco don Luigi Bosio nel suo “diario parrocchiale” in quell’occasione: «Il 4 novembre (1954) tutte le campane hanno suonato lungamente a distesa in segno di giubilo per la lietissima notizia arrivata in paese che un altro figlio, nato e battezzato a Concesio, S. Ecc. Mons. G. Battista Montini, era stato dal S. Padre eletto Arcivescovo di Milano. Un vibrante telegramma fu inviato all’eccellentissimo Presule»

INTERO RESOCONTO IN PDF

 

 

ALLA CITTADINANZA DI CONCESIO Telegramma del 1 luglio 1963

L’omaggio concorde di esultante devozione da lei espresso anche a nome dell’Amministrazione comunale, dello zelantissimo Clero et cotesta popolazione, suscita eco di particolare commozione al nostro cuore, memore di soavissimi vincoli che ci uniscono alla nostra diletta Concesio. Ricambio i graditi voti augurali confidando nelle preghiere di tutti che ci sostengano nella gravità del ministero pontificale. Invochiamo eletti doni celesti su tutti gli amati concesiani affinché facciano sempre onore al nome cristiano mentre, con particolare effusione e benevolenza, impartiamo implorata benedizione propiziatrice . Paulus P.P. VI