A cura di Katy Gavazzoli
Il 27 settembre 2025, nella Basilica dei Santi Antonino martire e Paolo VI Papa a Concesio, è stato conferito il Premio “Paolo VI – Civiltà dell’amore” all’associazione Vol.Ca. – Volontariato Carcere di Brescia. Un riconoscimento che celebra il suo impegno quotidiano a favore delle persone detenute, delle loro famiglie e del loro percorso di rinascita umana e spirituale.
L’associazione Vol.Ca. nasce nel 1987 su iniziativa della Caritas Diocesana di Brescia e dell’allora Vescovo mons. Bruno Foresti, con l’obiettivo di promuovere una presenza cristiana e solidale all’interno del mondo carcerario. Da quasi quarant’anni, i volontari del Vol.Ca. — oggi circa 65 persone — offrono ascolto, accoglienza e sostegno umano e spirituale a chi vive la detenzione, ai familiari e, in spirito di giustizia riparativa, anche alle vittime di reato.
La presidente Caterina Vianelli ha illustrato i valori e le attività che animano i volontari, tra le quali – all’interno delle due carceri bresciane – colloqui personali, accompagnamento nei permessi-premio, incontri di catechesi, lettura e gioco, animazione della Messa e gestione dei magazzini del guardaroba. All’esterno, Vol.Ca. svolge un prezioso servizio di orientamento e sostegno per ex detenuti e familiari presso la sede di via Pulusella 14, e gestisce sei appartamenti protetti per l’accoglienza di persone in esecuzione penale esterna, aiutandole nel reinserimento sociale, lavorativo e abitativo. L’associazione si ispira ai principi dell’articolo 27 della Costituzione italiana, che afferma che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”, e al Vangelo di Matteo (25,36): “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi.”
Su queste due radici si fonda la missione dei volontari, che operano ogni giorno per restituire dignità, fiducia e speranza a chi vive la detenzione, testimoniando la misericordia di Dio e la possibilità di rinascere.
In collaborazione con la Caritas Diocesana di Brescia e la Diocesi, Vol.Ca. promuove anche il progetto “Via dei Bucaneve 25 – La libertà trova casa”, un’opera-segno voluta dal Vescovo Pierantonio Tremolada per favorire il reinserimento lavorativo e abitativo degli ex detenuti. Il nome richiama il bucaneve, fiore che nasce nel gelo e porta il segno della speranza che rinasce anche nei luoghi più duri.
La mia esperienza tra musica e speranza nel carcere di Brescia: la testimonianza di Katy
Da più di cinque anni faccio volontariato nelle carceri di Nerio Fischione e Verziano, dove la domenica mattina suono alla Messa. Ogni volta che entro, sento che non porto io la fede: la trovo lì, dentro. È una fede viva, semplice, autentica, che nasce dal dolore e si trasforma in speranza.
Faccio parte della Kyrie Eleison Band, un gruppo musicale nato proprio in carcere. All’inizio si chiamavano “Rock Jail Band”, poi hanno scelto il nome “Kyrie Eleison” — Signore, abbi pietà di noi — perché in quelle parole si riconoscono tutti. È un nome che parla di conversione, di misericordia e di rinascita.
Tutto è iniziato nella Domenica delle Palme del 2023, quando i nuovi canti della Quaresima non avevano gli accordi. I ragazzi decisero di scriverli e musicarli da soli: così è nata la band. Da allora hanno composto più di cinquanta brani, di cui nove sono raccolti nel libretto “Via dei Bucaneve 25 – Mettere in Musica la Speranza”, che porta lo stesso nome dell’opera della Caritas dedicata al reinserimento degli ex detenuti.
La Kyrie Eleison Band è formata da musicisti e cantautori in continuo cambiamento: qualcuno viene trasferito, qualcuno esce, ma la band resta viva e cresce. Io suono chitarra e percussioni, a volte canto, e spesso accompagno la Messa. I canti hanno accordi semplici, proprio come vogliono i ragazzi: perché chiunque possa suonarli e pregare.
Ricordo l’emozione del giorno della registrazione: “Stanotte non ho dormito — mi disse uno di loro — finalmente potevamo far conoscere al mondo qualcosa di noi e della nostra fede.”
Ecco, in carcere ho scoperto una fede vera, che non si ferma alle parole ma diventa vita.
Quando suonano quei canti, la loro voce è preghiera pura: chi li ascolta sente la potenza di Dio che entra nei cuori. Ogni volta che esco da lì, dopo aver suonato con loro, sento che anche il mio cuore è diventato un po’ più libero — perché la fede, la speranza e la musica non conoscono sbarre.










