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Testimoni di Cristo nelle fatiche e nelle gioie della quotidianità

4 Dicembre 2025 | Numero 3/2025

a cura di don Michael Tomasoni

In queste settimane gli Oratori della nostra Unità Pastorale stanno vivendo un tempo ricco di proposte, incontri e relazioni. Le attività quotidiane – i gruppi di catechesi, gli spazi di studio, le attività sportive, i laboratori, i momenti di gioco libero e di servizio e tutto il resto – si intrecciano con la riflessione che Papa Leone XIV ci affida nella sua esortazione apostolica sull’amore verso i poveri dal titolo Dilexi te: un invito a tornare all’essenziale della carità, guardando con lucidità e misericordia alle povertà del nostro tempo.

Il Papa ci ricorda che le povertà che feriscono i nostri ragazzi non sono solo materiali. Molti giovani sperimentano fragilità più sottili: la povertà di relazioni autentiche, di adulti affidabili, di ascolto vero; la povertà di orizzonti, di coraggio, di fiducia in sé; e quella più nascosta, fatta di solitudine, di ansie, di una percezione incerta del proprio valore. Anche le nostre comunità portano le loro stanchezze: la difficoltà di collaborare, la dispersione delle energie, la fatica di essere costanti. Ma proprio queste fatiche, così reali e quotidiane, diventano per noi un luogo di discernimento e di responsabilità.

Nella luce del Vangelo, però, sappiamo che le povertà non sono solo un problema da risolvere: sono anzitutto un luogo in cui Cristo ci attende. Egli stesso si è fatto povero, vulnerabile, bisognoso; e nella sua vita ci ha insegnato che la fragilità non è un difetto da nascondere, ma un terreno sacro in cui Dio si lascia incontrare. Le povertà dei nostri giovani sono dunque anche una chiamata, un appello a riconoscere nel loro sguardo la presenza del Signore, che continua a visitarci attraverso i più piccoli, gli ultimi, gli incerti, gli scoraggiati. «L’avete fatto a me» non è solo un ammonimento: è una promessa, è il mistero della sua vicinanza.

Da qui nasce il compito degli Oratori. Ogni attività, anche la più semplice e quotidiana, può diventare un luogo in cui rispondere a questo appello di Cristo. Un laboratorio creativo, una partita di calcio, un pomeriggio di studio condiviso, una progettazione comune, un gesto di volontariato sono occasioni in cui offrire ai ragazzi non solo un servizio, ma una presenza: una presenza che accoglie, che orienta, che incoraggia. Un educatore che ascolta senza giudicare, un catechista che testimonia con coraggio e semplicità la propria fede, un adulto che dedica tempo con gratuità, un gruppo che fa spazio a chi arriva timido o spaesato: questi piccoli segni possono restituire dignità, far nascere fiducia e far intravedere la bellezza di una vita accompagnata.

Come comunità cristiana e comunità educante, siamo chiamati non a fare grandi cose, ma a rimanere accanto, a custodire i passi dei giovani, ad annunciare con la vita che il Signore cammina con noi. Gli oratori non risolvono tutto, lo sappiamo, ma diventano una casa in cui il Vangelo prende forma nel modo in cui ci vogliamo bene, collaboriamo, cresciamo insieme e impariamo a riconoscere Cristo vivo nelle storie dei ragazzi che ci sono affidati.

Chiediamo al Signore e facciamo sempre in modo che in ogni nostra attività, e soprattutto nel nostro modo di volerci bene, i ragazzi possano incontrare la sua presenza discreta ma forte, capace di trasformare le fatiche in speranza e le povertà in luoghi in cui Dio continua a farsi vicino.

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Prospetto catechesi 2025-2026
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