Lo scorso 7 settembre papa Leone XIV ha canonizzato Carlo Acutis, che ha fatto dell’Eucarestia il fulcro della sua vita mentre il 19 ottobre il Papa ha canonizzato suor Maria Troncatti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che ha portato lo spirito missionario secondo il carisma salesiano presso gli abitanti dell’Ecuador.
Proprio partendo da queste figure di santità, vogliamo inaugurare questa piccola rubrica del nostro Notiziario, nella quale, di volta in volta, presenteremo un santo, perché possano non solo intercedere per noi, ma anche offrirci uno stimolo perché la nostra vita sia testimonianza della fede che professiamo.
Santa Maria Troncatti (Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice): la santità nella missione, secondo il carisma di San Giovanni Bosco
a cura di Giuliano Bondio
Maria Troncatti nasce il 16 febbraio 1883 a Corteno Golgi, in provincia di Brescia. Cresce in un clima famigliare ricco di fede e di amore. Cresimata all’età di tre anni, Maria riceve la Prima comunione appena compiuti i sei anni. È una ragazza vivace e gioiosa, molto legata al papà Giacomo, con una spiccata sensibilità e premura per i poveri e per chiunque avesse bisogno di aiuto. Fra le letture che la maestra le propone c’è il Bollettino salesiano: la vita dei missionari affascina Maria, che si sente conquistata dall’ansia di “portare Dio” a chi non lo conosce ancora. A quindici anni aderisce all’Associazione delle Figlie di Maria. Raggiunta la maggiore età – ventun anni allora – chiede di essere accolta nell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
L’addio di Maria alla famiglia avviene il 15 ottobre 1905.
A Nizza Monferrato, Casa madre dell’Istituto di cui è entrata a far parte, Maria vive le tappe formative del postulato e del noviziato. Nonostante i problemi di salute, che suscitano incertezze nelle superiore che devono decidere del suo futuro, è ammessa alla professione temporanea il 17 settembre 1908. I problemi di salute continuano ad accompagnare la giovane: durante una visita all’infermeria della Casa madre di Nizza Monferrato, il Rettor Maggiore dei Salesiani don Michele Rua (oggi Beato) le impartisce la benedizione e le predice una vita laboriosa fino ad età avanzata. Una volta guarita, viene inviata a Varazze, che diventa la sede del suo apostolato per una decina di anni, occupandosi in varie mansioni della casa. Nell’imminenza della Prima guerra mondiale (1915-1918), suor Maria Troncatti frequenta un corso speciale per infermiere, svolgendo opera di assistenza materiale e spirituale per i soldati feriti che giungono dal fronte. In questo periodo sperimenta anche la protezione speciale della Vergine Ausiliatrice, nel miracoloso salvataggio ottenuto in occasione di un’alluvione che colpisce gravemente la città di Varazze il 25 giugno 1915 che la determina nel suo proposito di essere missionaria. Nel 1922 la Madre generale, Caterina Daghero, le comunica la sua destinazione missionaria: l’Ecuador. Suor Troncatti parte il 9 novembre 1922, all’età di trentanove anni.
I futuri quarantasette anni di suor Maria sono anni di missione con una sola parentesi (1934-1938) in cui è chiamata a dirigere un’opera assistenziale. Nel 1925 e suor Maria, con un gruppo di consorelle e con i missionari salesiani, è ormai avviata all’impresa missionaria nel cuore della selva amazzonica. La vera e propria traversata si conclude a Pailas, ad una altitudine di 3000 metri, a cavallo. Il 4 dicembre 1925, festa della Madonna Purísima, si celebra l’arrivo delle missionarie.
Ben presto l’attività di suor Maria si spinge oltre il fiume Upano dove sorgerà più tardi la missione di Sevilla don Bosco. Le cure mediche e l’annuncio del Vangelo conquistano gradatamente la popolazione Shuar (una tribù indigena che vive nel sud ovest della foresta Amazzonica, nella zona dell’Ecuador e di una parte del Perù). Purtroppo non tardano a manifestarsi i primi indizi di insofferenza da parte di alcuni coloni, che temono di vedere compromessa la propria autorità sulla gente Shuar. Nel generale sconforto che invade la missione suor Maria non si lascia abbattere: va di casa in casa, e con la forza persuasiva della parola e della testimonianza fa sì che chi aveva fatto il male senta il dovere di riparare. Suor Maria con i missionari deve affrontare frequenti emergenze sanitarie che mietono numerose vittime, dall’epidemia di vaiolo nero a forme gravi di morbillo.
All’età di settanta anni compiuti, nel 1954, suor Maria ha la gioia di vedere in funzione l’ospedale, lieta di potervi accogliere i pazienti e, grazie alla degenza, curare con i mali fisici anche quelli dell’anima. Per garantire una maggiore efficienza dell’ospedale organizza per le giovani corsi di infermieristica; per altre corsi di cucito, di igiene, di puericultura, di cucina e corsi di preparazione al matrimonio. Sua preoccupazione è la formazione e la promozione della donna, che si vede nella cultura Shuar spesso penalizzata dalla dipendenza da mariti-padroni, oppure sfruttata per le più faticose attività lavorative.
Anche quando, dopo il compimento degli ottanta anni, lascia la direzione dell’ospedale, continua in altro modo la sua attività, consigliando e confortando persone di ogni età e condizione. Nel 1969 avverte con tristezza le prime avvisaglie, e poi le aperte minacce, contro la missione e i missionari. Il clima intimidatorio si concretizza il 4 luglio in un vasto incendio doloso che in una sola notte distrugge anni di fatiche nella missione di Sucúa. Suor Troncatti prega e scongiura affinché venga rifiutata ogni ipotesi di vendetta, anzi si sarebbe offerta lei stessa vittima per la pacificazione.
Il 5 agosto suor Maria partecipa alla festa della Madonna Purísima di Macas. In un momento di intimità, confida segretamente alla consorella suor Pierina Rusconi – impegnandola a non rivelare nulla se non a cose avvenute –: «La Purísima mi ha detto di prepararmi, perché presto qualcosa di grave mi accadrà».
Passano soltanto venti giorni. Il 25 di agosto 1969, suor Troncatti si congeda dalla comunità per recarsi a Quito agli esercizi spirituali. Giunge alla pista di volo quando il piccolo aereo ha già i motori accesi. Ha 86 anni, tutti spesi in un dono d’amore. Scriveva: «Sono ogni giorno più felice della mia vocazione religiosa missionaria!». Pochi secondi dopo il decollo si ode uno schianto e nell’incidente solo lei trova la morte.
La testimonianza di Maria Troncatti si riassume nella sua vita donata per l’evangelizzazione e la promozione umano-sociale della popolazione Shuar, nella selva amazzonica dell’Ecuador. Tutto il suo operare è ritmato sulle esigenze della fedeltà all’amore di Dio e dalla compassione verso tutti i bisognosi nel corpo e nello spirito. Nella sua dedizione risalta inoltre un forte amore di fedeltà alla Chiesa, espressa anche nella sollecitudine per i ministri di Dio: sempre pronta a prestare loro aiuto nelle difficoltà della missione, vivendo una maternità spirituale, mariana e salesiana.
L’8 novembre 2008 Benedetto XVI autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto sulle virtù eroiche di Maria Troncatti.
A suor Maria sono stati riconosciuti ufficialmente due miracoli.
In vista della sua beatificazione, la Postulazione della Causa ha sottoposto al giudizio della Congregazione delle Cause dei Santi la presunta guarigione miracolosa, avvenuta in diocesi di Portoviejo (Provincia di Manabí, Ecuador), della signora Josefa Yolanda Solórzano Pisco, la quale, nell’aprile 2002 iniziò ad avvertire dei sintomi di malessere, che furono interpretati come una normale affezione influenzale. Il malessere continuò invece a peggiorare, al punto che la paziente entrò in coma.
In questo contesto, parenti e amici di Yolanda ottennero le sue dimissioni dall’ospedale, affinché ella “potesse morire nella propria casa”. Qui un sacerdote salesiano presentò loro la figura della Serva di Dio, esortando i presenti a pregare per chiedere, mediante la sua intercessione, la guarigione dell’inferma. All’alba del 10 maggio 2002 tutti notarono in Yolanda una iniziale ripresa, che presto si consolidò fino alla completa guarigione.
Il secondo miracolo condusse alla canonizzazione di suor Maria.
Nel febbraio 2015 il signor Juwa, indigeno della provincia di Morona Santiago, in Ecuador, ebbe un incidente mentre affilava gli utensili della sua falegnameria, restando colpito alla testa da un grosso frammento di pietra. Dopo un primo precario soccorso, il ferito privo di conoscenza in quanto dal cranio era fuoriuscita materia cerebrale, venne condotto all’ospedale di Ambato, dove venne sottoposto a un lungo intervento chirurgico. Di fronte alla gravità della prognosi il cognato del ferito pose sul suo petto una immagine di Maria Troncatti, cominciando a invocarla. Anche le missionarie salesiane continuatrici della missione, informate dell’accaduto, affidarono a lei la guarigione di Juwa, nonostante la prognosi infausta. Il 13 febbraio il paziente si risvegliò dal coma e venne dimesso dall’ospedale, seppur in condizioni gravi, privato della capacità di poter parlare e muoversi. Tra la fine di marzo e l’aprile del 2015, il signor Juwa sognò Maria Troncatti che gli applicava alcune cure alla gamba e alla bocca predicendogli la guarigione, e al risveglio iniziò a muoversi pronunciando anche alcune parole con grande stupore della famiglia. Da quel momento vi fu un progressivo miglioramento delle sue condizioni tanto che l’anno dopo era in grado di parlare, ragionare, camminare e anche riprendere a lavorare. Un controllo medico nel 2022 stabilì la “guarigione al cento per cento”, senza postumi o stati cognitivi difettosi o altri deficit riferibili all’incidente occorsogli.
Questa figura di santità, proclamata dal santo Padre, ci interroga sulla nostra vita cristiana e sul modo in cui viviamo la fede all’interno delle nostre comunità: santa Maria Troncatti è stata una donna della nostra terra bresciana che ha risposto con pienezza alla chiamata del Signore ed ha lasciato la sua terra per vivere una vita missionaria in Perù. Ha reso importante la sua vita perchè ogni giorno si è impegnata ad accogliere la parola di Gesù: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore» (Mt 11,29). A distanza di circa un secolo dalla sua partenza per il Perù il mondo è completamente cambiato e le popolazioni che suor Maria si è recata ad assistere in terre lontane bussano alle porte delle nostre comunità come conseguenza di grandi fenomeni di migrazione. È però sempre valido l’insegnamento che ci ha lasciato suor Maria, l’insegnamento della missionarietà. Sul suo esempio possiamo rinnovare la consapevolezza che ogni comunità cristiana, in particolare nel tempo secolarizzato di oggi, deve essere una comunità missionaria. Abbiamo l’occasione di testimoniare Gesù verso tanti fratelli e sorelle che oggi vivono la loro vita come se Dio non esistesse.
Non sprechiamo l’occasione di rafforzare il nostro cammino di fede accogliendo l’esempio dei nuovi santi.










