Giorgio Zanardelli vince il Cinquantesimo concorso nazionale della bontà Sant’Antonio di Padova
Si è tenuta sabato 6 giugno 2026, sul sagrato della basilica del Santo, la premiazione dei vincitori della cinquantesima edizione del concorso nazionale della bontà “Sant’Antonio di Padova”. Il tema della rassegna è stato ripreso dalle parole di papa Leone XIV: “Il male non prevarrà, costruire ponti comunicando, quando le parole diventano strumenti di pace e fratellanza”.
Il prestigioso riconoscimento è stato conferito ai coniugi Marisa Bianchi e Antonio Gobbato, genitori della piccola Francesca di otto anni, che quarant’anni fa donarono il cuore della loro piccola per il primo trapianto da bambino a bambino in Italia.
Il “nostro” Giorgio Zanardelli, studente della classe 3C della scuola secondaria di primo grado di Concesio, ha vinto invece il primo premio nella sezione narrativa dedicata alle scuole medie.
Nel presentarlo ai cittadini di Padova, accorsi numerosi all’evento, i suoi docenti lo hanno definito: “Un grande appassionato di storia” e dotato di: “Una naturale propensione per la disputa politica e di uno spiccato talento nella stesura di articoli e racconti”. Ecco la poesia con cui Giorgio ha stupito la giuria.
Il Ponte delle Parole
Ho conosciuto il peso del silenzio,
il modo in cui si posa sulle cose,
le rende opache, lente,
come pietre nell’acqua bassa.
Il male non ha voce,
ha solo l’assenza della voce.
Ha il muro dove finisce la strada,
ha la mano che non si tende,
ha il nome che non si pronuncia più.
Eppure Leone ha detto: “Costruiamo”.
E quella parola sola, costruiamo,
era già un ponte,
era già due rive che si cercano
nell’oscurità comune.
Non c’è trionfo nel bene.
Il bene è fatica di sillabe,
è la parola trovata tardi,
quasi sbagliata,
che tuttavia arriva.
Come la luce – disse qualcuno,
che è subito sera.
Ma prima è stata la luce.
Prima ha toccato la mano
di chi non aspettava più niente.
Comunicare è questo:
portare il peso vero delle cose
da uno tocca all’altro,
senza mentire,
senza abbellire le ferite.
Il male si logora
nel parlare onesto.
Non muore – si logora,
perde terreno,
retrocede di un passo.
E un passo è abbastanza.
Un passo è fratellanza.
Un passo è tutto ciò che l’uomo
può opporre al buio
con la sola voce.
Non prevarrà, forse.
Ma intanto parliamo.
Intanto costruiamo
questo fragile arco di parole
tra te e me, tra noi e il mondo.










