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Santa Teresa e san Paolo VI – 30 settembre 1897: lei nasceva al Cielo e lui alla Chiesa

1 Settembre 2026 | Numero 2/2026

a cura di Giuliano Bondio

Teresa nasce il 2 gennaio 1873 ad Alençon, una città della Normandia, in Francia. È l’ultima figlia di Luigi e Zelia Martin, sposi e genitori esemplari, beatificati insieme il 19 ottobre 2008 e canonizzati da papa Francesco il 18 ottobre 2015. Quando Teresa aveva solo quattro anni, subì la perdita della madre; il padre con le figlie si trasferì allora nella città di Lisieux, dove si svolgerà tutta la vita della Santa. Ricevette presto la Prima Comunione e mise Gesù Eucaristia al centro della sua esistenza.

La «Grazia di Natale» del 1886, da lei chiamata la sua «completa conversione», segna un punto fondamentale nel suo cammino di fede. All’età di quattordici anni, Teresa si avvicina sempre più a Gesù Crocifisso e si prende a cuore il caso, apparentemente disperato, di un criminale condannato a morte e impenitente. «Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell’inferno», scrive la Santa, con la certezza che la sua preghiera lo avrebbe messo a contatto con il Sangue redentore di Gesù. È la sua prima e fondamentale esperienza di maternità spirituale. Con Maria Santissima, la giovane Teresa ama, crede e spera con «un cuore di madre».

Nel novembre del 1887 Teresa si reca in pellegrinaggio a Roma e domanda a papa Leone XIII il permesso di entrare, appena quindicenne, nel Carmelo di Lisieux. Pochi mesi dopo, il 9 aprile 1888, il suo desiderio si realizza: si fa carmelitana, «per salvare le anime e pregare per i sacerdoti».

Nella festa della Natività di Maria, l’8 settembre 1890, Teresa pronuncia la sua professione religiosa. Per lei essere religiosa significa essere sposa di Gesù e madre delle anime. Lo stesso giorno, la Santa scrive una preghiera che indica tutto l’orientamento della sua vita: chiede a Gesù il dono del suo Amore infinito, di essere la più piccola, e soprattutto chiede la salvezza di tutti gli uomini: «Che nessuna anima sia dannata oggi».

Ci dice papa Benedetto XVI nell’udienza generale del 6 aprile 2011: «Dieci anni dopo la “Grazia di Natale”, nel 1896, viene la “Grazia di Pasqua”, che apre l’ultimo periodo della vita di Teresa, con l’inizio della sua passione in unione profonda alla Passione di Gesù; si tratta della passione del corpo, con la malattia che la condurrà alla morte attraverso grandi sofferenze, ma soprattutto si tratta della passione dell’anima, con una dolorosissima prova della fede. Con Maria accanto alla Croce di Gesù, Teresa vive allora la fede più eroica, come luce nelle tenebre che le invadono l’anima. La Carmelitana ha coscienza di vivere questa grande prova per la salvezza di tutti gli atei del mondo moderno, chiamati da lei “fratelli”. […] Diventa veramente una “sorella universale”! La sua carità amabile e sorridente è l’espressione della gioia profonda di cui ci rivela il segreto: “Gesù, la mia gioia è amare Te”. In questo contesto di sofferenza, vivendo il più grande amore nelle più piccole cose della vita quotidiana, la Santa porta a compimento la sua vocazione di essere l’Amore nel cuore della Chiesa».

Teresa muore la sera del 30 settembre 1897, pronunciando le semplici parole «Mio Dio, vi amo!», guardando il Crocifisso che stringeva nelle sue mani. Queste ultime parole della Santa sono la chiave di tutta la sua dottrina, della sua interpretazione del Vangelo.

Proprio quel 30 settembre 1897, mentre a Lisieux Teresa nasceva al Cielo, nell’antica Pieve di Concesio veniva battezzato un bambino nato quattro giorni prima: Giovanni Battista Montini, il futuro san Paolo VI. Negli ultimi mesi di vita Teresa aveva confidato alle consorelle il desiderio di continuare, dal Cielo, a fare del bene sulla terra: «Penso a tutto il bene che vorrei fare dopo la mia morte: far battezzare i bambini piccoli, aiutare i sacerdoti, i missionari, tutta la Chiesa» (Ultimi colloqui, luglio 1897). Paolo VI custodì per tutta la vita questo legame con la Santa, che la mamma gli aveva fatto conoscere fin da ragazzo. Da papa, ricevendo il vescovo di Sées, la diocesi natale di Teresa, confidò: «Sono nato alla Chiesa il giorno in cui la santa nacque al cielo. Questo le dice quali sono gli speciali legami che ad essa mi vincolano». E papa Francesco lo ha ricordato nell’esortazione apostolica C’est la confiance (2023): san Paolo VI amava ricordare il proprio battesimo, ricevuto nel giorno stesso della morte di santa Teresina.

Teresa viene proclamata beata il 29 aprile 1923 da papa Pio XI e poi canonizzata, sempre da lui, il 17 maggio 1925. San Giovanni Paolo II la proclamerà «Dottore della Chiesa» il 19 ottobre 1997, Giornata Missionaria Mondiale.

Proprio san Giovanni Paolo II, nell’omelia pronunciata in occasione della proclamazione a Dottore della Chiesa, ci aiuta a comprendere la grandezza di questa santa.

«Teresa di Lisieux – ci insegna il Santo Padre – non solo intuì e descrisse la profonda verità dell’Amore quale centro e cuore della Chiesa, ma la visse intensamente nella sua pur breve esistenza. Proprio questa convergenza tra dottrina ed esperienza concreta, tra verità e vita, tra insegnamento e prassi, risplende con particolare evidenza in questa Santa, rendendola un modello avvincente specialmente per i giovani e per quanti sono alla ricerca del senso autentico da dare all’esistenza. Di fronte al vuoto di tante parole, Teresa indica come alternativa l’unica Parola di salvezza che, compresa e vissuta nel silenzio, diventa sorgente di vita rinnovata. […] In un’epoca, come la nostra, segnata in tanti suoi aspetti dalla cultura dell’effimero e dell’edonismo, questo nuovo Dottore della Chiesa appare dotato di singolare efficacia nell’illuminare la mente ed il cuore di chi è assetato di verità e di amore. […] La strada da lei percorsa per raggiungere questo ideale di vita non è quella delle grandi imprese riservate a pochi, ma è invece una via alla portata di tutti, la “piccola via”, strada della confidenza e del totale affidamento alla grazia del Signore. Non è via da banalizzare, come se fosse meno impegnativa. Essa è in realtà esigente, come lo è sempre il Vangelo. Ma è via permeata di quel senso di fiducioso abbandono alla divina misericordia, che rende leggero anche il più arduo impegno dello spirito».

Santa Teresa di Lisieux, benché sia vissuta più di un secolo fa, in un contesto sociale e politico molto diverso dal nostro, parla anche a noi, oggi. Ci insegna a non chiuderci in noi stessi e a rivolgere il nostro sguardo anche a popoli lontani ma bisognosi: non serve viaggiare molto, bisogna avere un cuore aperto alla condivisione e all’accoglienza. Ci insegna a preoccuparci per la salvezza eterna delle anime, non solo della nostra ma di tutti i peccatori che hanno bisogno della nostra preghiera. Santa Teresa ci invita a mettere al centro della nostra vita l’amore per il Signore Gesù, che si alimenta nei sacramenti e nella preghiera, quella preghiera che santa Teresina descrive come «uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia».

S.Teresa a Concesio

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