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Tu es Petrus: l’elezione di papa Leone XIV

2 Settembre 2025 | Numero 2/2025

L’8 maggio 2025 è stato eletto il 267° Papa della Chiesa cattolica e Vescovo di Roma, al quarto scrutinio del conclave: il cardinale Robert Francis Prevost, che ha assunto il nome di Leone XIV.

All’inizio del suo saluto, il Papa ha voluto usare le parole con le quali Gesù Risorto si è rivolto ai suoi discepoli: «La pace sia con tutti voi!». Si è poi riferito alla pace del Cristo come a «una pace disarmata e una pace disarmante» e all’importanza di «costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo». Il desiderio di pace, di comunione e di unità, proprio di una Chiesa che cammina insieme nella carità e nella vicinanza a coloro che soffrono: quasi un programma del suo pontificato.

Nell’omelia della Messa della mattina del 7 maggio, il cardinale Giovanni Battista Re ci aveva ricordato: «Ogni Papa continua a incarnare Pietro e la sua missione e così rappresenta Cristo in terra; egli è la roccia su cui è edificata la Chiesa (cfr Mt 16,18)». Aveva poi aggiunto, in modo non meno significativo: «L’elezione del nuovo Papa non è un semplice avvicendarsi di persone, ma è sempre l’Apostolo Pietro che ritorna».

Robert Francis Prevost è nato a Chicago, Illinois, nel 1955 da madre di origini spagnole e padre di origini francesi e italiane; sacerdote dal 1982, è entrato nel noviziato dell’Ordine di Sant’Agostino nel 1977, e ha emesso i voti solenni nel 1981. Ha studiato teologia presso la Catholic Theological Union di Chicago e ha conseguito ulteriori titoli accademici presso la Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino a Roma. La sua vocazione missionaria lo ha portato in Perù, dove ha servito come parroco, docente e amministratore in diverse Diocesi, accumulando un’esperienza pastorale significativa in un contesto culturale diverso dal suo Paese d’origine. In tutto è stato missionario in Perù dal 1985 al 1999, quando tornò a Chicago come provinciale della provincia agostiniana locale. Dal 2001 al 2013, per due sessenni, è stato priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino.

Il 16 ottobre scorso aveva dichiarato: «La Chiesa universale non va vista semplicemente come il totale dei pezzi di tutte le parti; essa è presente in ognuna delle chiese locali. Non dobbiamo cercare di capire questo come una questione di matematica o geografia, ma vederlo a un livello più profondo di comunione». La sua esperienza pastorale e la sua attenzione ai segni dei tempi ci possono offrire una guida preziosa per affrontare le sfide del presente con uno sguardo fiducioso verso il futuro. Infatti papa Leone, come figlio di sant’Agostino, ha immediatamente riportato in luce una delle più belle espressioni che il teologo utilizza nel Sermone 340, scritto in occasione dell’anniversario della sua ordinazione, «Per voi sono Vescovo, con voi sono cristiano», sottolineando il grande compito che gli è stato affidato.

E che sia veramente Pastore, lo ha sottolineato nell’omelia di domenica 22 giugno: «Cristo, risposta alla perenne “fame” dell’uomo, unico a dare forza e senso alla vita. Cristo, salvezza e speranza per un mondo segnato dalle “ombre” e dalla “indigenza” di interi popoli “umiliati dall’ingordigia altrui”, dalla ingiustificata opulenza, dallo spreco dei frutti della terra e del lavoro». E al termine della solenne liturgia ha guidato la processione eucaristica lungo via Merulana fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore portando l’Ostia consacrata lungo le strade di Roma così da porgerla al cuore di chi crede, «perché creda più fermamente», e al cuore di chi non crede, «perché si interroghi sulla fame che abbiamo nell’animo e sul pane che la può saziare».

A soli due mesi dalla sua elezione, possiamo già intravedere come sarà la Chiesa di papa Leone XIV. La proposta è chiara e precisa: una Chiesa nel segno dell’amore e dell’unità. Con una ritrovata unità al suo interno, nel contemporaneo rispetto per le diversità. In poche parole, una «Chiesa missionaria che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia e diventa lievito di concordia per l’umanità».

Claudio Fiorini

Immagine per Notiziario Pastorale 2 2025

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