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Il cammino del seminarista concesiano Matteo: esorcistato ed accolitato

2 Settembre 2025 | Numero 2/2025

Sabato 1° marzo 2025, in una cerimonia pontificale presieduta da mons. Wolfgang Haas, arcivescovo emerito di Vaduz, il Signore mi ha data la grazia di ricevere gli ordini minori di esorcistato ed accolitato. In quell’occasione così importante sono stato rassicurato dell’unione nella preghiera di tutta la comunità di Concesio, alla quale resto sempre fortemente legato e per la quale offro a mia volta al Signore le mie povere preghiere, che sono ora quelle di un esorcista ed accolito della Santa Chiesa.

Cosa può significare ciò di più rispetto al cammino già intrapreso? Perché questa necessità di avere certe tappe, quando nel sacerdozio tutto sarà contenuto ed al massimo grado (esclusa chiaramente la consacrazione episcopale)? Ecco una piccola riflessione su quello che credo questi ordini possano ancora offrire.

Essi sono anzitutto una certa particolare partecipazione per anticipazione al sacerdozio. È infatti definito che Nostro Signore Gesù Cristo li esercitò tutti (ricorderete forse i due dell’anno scorso, di ostiario e di lettore) nella propria vita terrestre. In effetti, come non pensare a tutti gli esorcismi compiuti da lui, e soprattutto come non meditare a come Egli si fece veramente accolito, servitore, anzitutto del Padre e poi dei discepoli stessi, fino a cingersi un asciugamano ed a lavar loro i piedi (Gv 13,1-15).

Ma è lo stesso Nostro Signore che, subito dopo, ricorda: “Un servo non è da più del suo padrone, né un inviato è da più di chi lo ha mandato.” (Gv 13,16).

Credo allora che un segno della necessità di queste tappe nella scala gerarchica della Chiesa si trovi proprio sotto questo aspetto: se il diacono è, etimologicamente, colui che serve, poiché ministra direttamente al sacerdote; se il suddiacono è colui che, un gradino più basso, ministra al diacono; l’accolito, ancora di più, è colui che serve nelle funzioni più umili, contentandosi di portare le ampolline di vino ed acqua per il Sacrificio. Mi viene allora da pensare al fatto che, nei primi secoli, ad offrire l’acqua per le grandi cerimonie papali erano gli orfanelli di Trastevere, che altro non avevano che questo poco ma pur sempre necessario.

Così ci si sente una volta ordinati accoliti: si percepisce che quello che si può offrire è ben poco, ma lo si fa con uno spirito di servizio che fa bruciare di zelo per la casa del Padre (Sal 69,9).

Infine, per tornare all’etimologia, “accolito” altro non indica che “colui che segue”. Con questo nome, con questo significato, tutto concorre a ricordare qual è il nostro vero posto: mai davanti, bensì sempre fedelmente dietro al Signore.

Questo è ciò che spero personalmente di trarre come primo frutto da queste recenti ordinazioni, e per l’ottenimento di questo mi affido alle vostre preghiere.

A mia propria volta non posso che augurare ad ognuno di voi di potersi rendere ogni giorno sempre migliore servitore e seguace di Cristo, perché la santità, che consiste nel rispondere alla chiamata del Signore, non è riservata solo a pochi ch’Egli si è scelti, bensì a tutti i cristiani che con umiltà vogliono sempre più conformarsi ai Suoi insegnamenti e rispondere Adsum (come rispondiamo all’appello durante la cerimonia, che può essere tradotto con “Eccomi, sono qui presente”) alla propria vocazione.

“Siete santi, perciò siate santi!” (Lv 19,2; 1Pt 1,15). Questa è la vocazione di ogni cristiano. Preghiamo insieme perché così possa essere per ognuno di noi, per la nostra comunità e per tutto il gregge del Signore.

Matteo Garuzzi

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