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Editoriale «Pace a voi» (Gv 20,19)

17 Marzo 2026 | Numero 1/2026

A cura di don Fabio e sacerdoti

Sono queste le prime parole del Risorto ai discepoli; non dice parole di rimprovero, né chiede spiegazioni. Gesù entra a porte chiuse, in mezzo alla paura e allo smarrimento, e dice semplicemente: «Pace a voi». È il saluto pasquale, il dono più grande che nasce dalla sua vittoria sulla morte.

Oggi, a distanza di secoli, queste parole possono risuonare anche per noi con una forza nuova. Viviamo in un tempo segnato da inquietudini, da tensioni, da conflitti lontani ma anche vicini, che entrano nelle case, nelle famiglie, nelle relazioni quotidiane. La pace di cui parla Gesù non è l’assenza di problemi, ma la certezza di una presenza: il Signore è vivo ed è in mezzo a noi.
Nelle nostre comunità questa pace è chiamata a farsi concreta. È pace quando impariamo ad ascoltarci senza giudicarci, quando custodiamo l’unità nella diversità, quando non ci stanchiamo di perdonare. È pace quando ci facciamo accoglienti verso chi è stanco, chi è ferito, chi è lontano o in ricerca. È pace quando la fede non resta chiusa sono nel gruppetto dei pochi, ma diventa stile di vita, attenzione ai più fragili, responsabilità verso il bene comune.

La Pasqua ancora ci ricorda che il Risorto mostra le ferite: non le cancella, ma le trasfigura. Anche le nostre ferite personali e comunitarie, se affidate a Lui, possono diventare luogo di incontro e di speranza. «Pace a voi» è allora una missione affidata a ciascuno noi: essere artigiani di pace nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nella società, nelle nostre comunità.

Accogliamo il dono della Pasqua lasciandoci incontrare dal Risorto. Solo così possiamo essere segno credibile di quella pace che il mondo attende e che nasce dal cuore trafitto e glorioso di Cristo.

Buona Pasqua a tutti.

 

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