A cura di Claudio Fiorini
Per volontà di Papa Leone XIV, in occasione dell’apertura dell’ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027 si celebrerà l’Anno di San Francesco, tempo di grazia offerto a tutta la Chiesa per rinnovare lo sguardo e il cuore alla luce dell’esempio luminoso del Poverello di Assisi.
Dalla “Vita prima” di Tommaso da Celano, scritta tra il 1228 e il 1229 sappiamo che Francesco, «percependo la morte imminente, chiese di essere condotto all’amata Porziuncola. Qui si fa spogliare della ruvida veste di sacco e «deporre nudo sulla nuda terra». Volendo essere conforme in tutto a Cristo Crocifisso che, povero e sofferente, era rimasto appeso nudo sulla croce, alzò come sempre il volto al cielo, tutto intento con lo Spirito a quella gloria, disse ai fratelli: «io ho fatto il mio dovere, Cristo vi insegni a fare il vostro». Verace imitatore di Cristo suo Dio in tutto, amò fino alla fine tutti i fratelli e figli, che aveva amato fin dal principio».
Ottocento anni fa il Poverello saliva al cielo e per questo motivo la Chiesa, attraverso l’indizione di Papa Leone XIV, vuole ricordare questo evento:
«Nostra sorella morte», esclamava San Francesco il 3 ottobre 1226 alla Porziuncola, mentre le andava incontro come un uomo finalmente pacificato. Sono trascorsi otto secoli dalla morte del Poverello d’Assisi che ha scritto a caratteri incisivi la parola di salvezza di Cristo nei cuori degli uomini del suo tempo. Nel ricordare la significativa ricorrenza dell’VIII Centenario del suo Transito, desidero unirmi spiritualmente all’intera Famiglia Francescana e a quanti prenderanno parte alle manifestazioni commemorative, auspicando che il messaggio di pace possa trovare eco profonda nell’oggi della Chiesa e della società».
La sua vita, umile e fedele al Cristo tanto da essere definito “alter Christus”, è nota e conosciuta in ogni parte della terra. Il suo amore per la Chiesa e per l’uomo è ancora oggi un messaggio che raggiunge tutti i confini del mondo e diviene stimolo e presa di coscienza che non si può vivere senza pensare all’uomo, in qualunque condizione, a maggior ragione a chi è povero e indifeso. E questa attenzione non è rivolta solo all’uomo, ma all’intero creato che viene esaltato nel “Cantico delle creature” come dono d’amore di Dio all’uomo: «Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le Tue creature… Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate».
Prezioso è anche il suo pensiero sulla morte che viene chiamata sorella: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po’ skappare».
Con questa forte espressione egli ci insegna che la morte naturale, sebbene sempre dolorosa, non è un nemico da temere, ma una sorella da accogliere con spirito riconciliato. La sua morte, accolta come “sorella” e vissuta come ultimo atto di fede e di amore, ci ricorda che ogni esistenza umana ha un significato eterno. Il tempo presente ha urgente bisogno dell’annuncio di vita che Francesco porta con il suo esempio e le sue scelte ispirate al Vangelo. La sua testimonianza ci anima a fare anche noi delle scelte a favore della vita, in un mondo attraversato ancora da conflitti di ogni genere, dalle guerre e addirittura da violazioni dei diritti umani fondamentali come il diritto ad esistere.
Questo centenario vuole far risuonare un potente annuncio di speranza cristiana, di fede nel Creatore, di sequela a Cristo Redentore. Il Transito di San Francesco non è stato un tramonto, ma un’aurora: l’alba di una presenza che da otto secoli continua a illuminare il cammino dell’umanità che cerca la sua vocazione ed ha sempre più bisogno di testimoni credenti e credibili.
Concludo con l’invito rivolto a tutti noi da Papa Leone: «Cari fratelli, possa l’esempio e l’eredità spirituale di questo Santo, forte nella fede, fermo nella speranza e ardente nella carità operosa verso il prossimo, suscitare in tutti l’importanza di confidare nel Signore, di spendersi in una esistenza fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e azione della vita» (Lettera del Santo Padre Leone XIV in occasione dell’apertura dell’VIII centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Roma, 7 gennaio 2026).










