A cura di Giuliano Bondio
Domenica 18 gennaio ho avuto la possibilità di partecipare alla Santa Messa con veglia di preghiera in suffragio di don Giuseppe Tomasini, nella chiesa di Santa Maria in Silva, nel quartiere Don Bosco. Il vicario episcopale, mons. Gelmini, ha commentato il brano evangelico di Giovanni 1,29-34, mettendo in evidenza che Giovanni Battista non è protagonista, ma un testimone che indica Gesù. Questa descrizione può essere adeguata anche per don Giuseppe, che ha sempre cercato di testimoniare Gesù alle persone che lo hanno incontrato. Nonostante l’età avanzata conservava una gioventù dello spirito, per cui continuava a interessarsi della sua comunità e a dialogare con attenzione con chi lo accostava.
La chiesa era gremita ed erano presenti anche alcuni fedeli di Concesio, dove era stato Curato dal 1960 al 1966, primo incarico subito dopo l’ordinazione sacerdotale.
«La nostra fede è frutto anche della tua apertura, del tuo sostenere con intelligenza la libertà, del tuo stare in mezzo a noi. Sei stato un grande esempio». Con queste parole, al temine della celebrazione, una parrocchiana ha voluto esprimere un saluto pieno di affetto nei confronti di don Giuseppe.
Io ricordo l’ultima volta che ho avuto l’occasione di incontrarlo nella nostra chiesa della Pieve. Era venuto a celebrare una Santa Messa in preparazione al grande evento della canonizzazione di Papa Montini. Con il suo stile fresco, non aveva mancato di ricordarci l’importanza del Concilio e del soffio dello Spirito che lo aveva animato.
Ho incontrato don Giuseppe poche volte, in occasione di celebrazioni eucaristiche nella chiesa della Pieve. Non mancavano mai alcuni anziani che andavano a salutarlo: erano i giovani di allora, di quando aveva servito come Curato nella nostra Parrocchia.
Ci aiuti davvero la testimonianza di don Giuseppe a crescere in una fede lontana dal formalismo, ma fondata su Gesù e sul suo Vangelo di salvezza, che vogliamo rendere presente e visibile nella nostra vita.










