Il cammino che caratterizza questo anno, anche per i nostri oratori è segnato dal Giubileo che stiamo vivendo. L’anno santo ci orienta a vivere tutte le nostre attività, le nostre progettazioni e le nostre preoccupazioni con la speciale lente della speranza. Così è il suggerimento che Papa Francesco ha voluto darci per vivere questo speciale momento della storia che da quasi mille anni caratterizza lo scorrere del tempo della Chiesa. Ma cosa significa che la speranza deve caratterizzare la nostra vita comunitaria e nello specifico la nostra attività oratoriana?
«È infatti lo Spirito Santo, con la sua perenne presenza nel cammino della Chiesa, a irradiare nei credenti la luce della speranza: Egli la tiene accesa come una fiaccola che mai si spegne, per dare sostegno e vigore alla nostra vita. La speranza cristiana, in effetti, non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino».
(Spes non confundit – bolla di indizione del Giubileo 2025)
Significa lasciare aperta la porta della nostra vita e delle nostre comunità all’azione dello Spirito Santo affinché sia lui a tenere accesa la fiaccola della speranza. Spesso i nostri molteplici programmi, le nostre innumerevoli preoccupazioni e i nostri svariati dubbi e timori impediscono a Dio di abitare e guidare le nostre azioni. E, paradossalmente noi che siamo la comunità del Risorto, la comunità che conserva dentro di sé la presenza di Colui che ci libera dal male, blocchiamo l’opera del Signore. Spesso questo avviene con il pretesto di salvare la forma senza guardare alla sostanza e per la paura di perdere terreno o ciò che ci ha generato alla fede in quella comunità cristiana.
Il cammino dell’Unità Pastorale, causata dalla diminuzione dei sacerdoti e dei fedeli e dall’esigenza sempre più evidente di fraternità tra comunità cristiane, ci sta aprendo nuovi scenari. Questi scenari sono a un passo dolorosi, per ciò che siamo costretti a lasciare, e a un passo forieri di nuove ventate di vita per le esperienze che mai avremmo immaginato di poter vivere insieme.
La speranza non è tanto uno sguardo ottimistico sulla realtà, sguardo che finge di non vedere ciò che va male e ciò che dovremo abbandonare, ma è trovare anche nelle situazioni più difficili e caratterizzate dal deserto una nuova strada che il Signore ci sta invitando ad imboccare. Di sicuro tutto questo potrà essere possibile se ci fidiamo del Signore, se siamo convinti che l’azione dello Spirito Santo è continuamente all’opera e che Lui non si dimentica di noi.
Se proveremo a vivere in questo modo la nostra quotidianità diventeremo sempre di più generatori di speranza non solo per noi ma anche per il mondo con il quale intrecciamo le nostre relazioni e nei confronti del quale siamo chiamati a portare la nostra testimonianza.
Sono convinto che tutto ciò non sia solo un augurio o un progetto per il futuro ma che nei nostri oratori e nelle nostre comunità sia già realtà ed è la forza e lo stile che ci permette di continuare il cammino nonostante e grazie a tutto e a tutti.
«Lasciamoci … attrarre dalla speranza e permettiamo che attraverso di noi diventi contagiosa per quanti la desiderano». (Spes non confundit – bolla di indizione del Giubileo 2025)
don Michael










