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Giornata della Vita

11 Marzo 2025 | Numero 1/2025

Domenica 2 febbraio, in occasione della 47ª Giornata della Vita, l’Unità Pastorale di Concesio ha organizzato un incontro dal titolo: La famiglia: culla del miracolo della vita. Come testimoni sono stati invitati Vanna e Alberto, genitori di Amanda, la bambina nata grazie al miracolo ottenuto per l’intercessione di San Paolo VI, e Ombretta e Sergio, genitori che da 20 anni vivono l’esperienza dell’affido. L’incontro inizia con la testimonianza di Vanna che racconta della sua decisione di fare alla 13ª settimana di gravidanza un esame invasivo, la villocentesi, dopo che alcune circostanze accadutele l’avevano turbata a tal punto da far nascere in lei il pensiero che il bambino che aspettava non fosse sano. L’esito di questo esame ha provocato la rottura delle membrane amniocoriali con la totale perdita di liquido amniotico; questo significa, secondo le conoscenze mediche, un sicuro aborto. Vanna e Alberto iniziano a girare diversi ospedali da Milano a Roma, cercando inutilmente soluzioni al loro dramma, ma la risposta è sempre la stessa: avverrà un aborto spontaneo. Intanto misteriosamente e incredibilmente il cuore di Amanda continuava a battere, Vanna è certa che questo è un segnale che la bambina dà a loro perché continuino a combattere per la vita. Loro non si arrendono e, tra una visita e l’altra, una collega le consiglia di pregare il Beato Paolo VI che aveva già fatto un miracolo per un caso simile al suo. Vanna e Alberto, pur non avendo mai sentito parlare di Paolo VI, si fidano e prendono la strada verso la Chiesa delle Grazie a Brescia, dove insieme pregano e chiedono la grazia per la loro Amanda. Alla 26ª settimana Amanda nasce, prematura, ma sana. Una delle cose che ha colpito noi che ascoltavamo è stata la tenacia con cui questi genitori hanno difeso la vita della loro bambina, nonostante – a detta loro – non avessero una fede solida, questo perché il desiderio di trasmettere la vita è misteriosamente insito dentro il cuore di ogni uomo.

La parola è poi passata a Ombretta e Sergio; a un anno e mezzo dal matrimonio hanno avuto il loro primogenito, Matteo, nato con una gravissima malattia degenerativa. Matteo non vedeva, non sentiva e dovevano tenerlo sempre in braccio giorno e notte perché ipotonico. Matteo è vissuto 4 anni passando più tempo in ospedale che a casa. Sergio e Ombretta sono riusciti a vivere questa esperienza di dolore e fatica senza cadere nella disperazione perché, come han più volte ripetuto, sono stati sostenuti continuamente da Cristo che si è reso presente attraverso i volti di una compagnia di amici. Dopo la morte di Matteo hanno desiderato tenere aperta la loro casa ai bisogni di tanti bambini e hanno vissuto così l’esperienza dell’affido, perché, dice Ombretta, «fare un pezzo di strada con qualcuno che porta con sé delle ferite, dei dolori, ci ha reso più presente il Mistero». Il primo bambino che hanno accolto è stato Alessandro, che aveva tre anni: ora ne ha ventiquattro ed è ancora con loro; poi due fratellini, due sorelline, una bambina che poi è stata affidata ai nonni e attualmente ci sono ancora due fratellini oltre a Emanuele, loro figlio biologico di 14 anni. Ombretta e Sergio hanno poi sottolineato come l’accoglienza voglia dire soprattutto perdono e attesa, perché i figli vanno accolti e amati così come sono, nel punto in cui si trovano, prima che cambino. E dentro questa attesa si possono fare tanti sacrifici, fino alle lacrime! Quante volte, raccontano i relatori, li hanno cercati perché scappati o perché non accettavano di essere voluti bene da loro, ma non dai propri genitori biologici!

Tutto quello che Ombretta e Sergio hanno vissuto in questi anni lo hanno condiviso con tanti amici che si sono messi in gioco con loro. Accogliere un figlio in affido non è stato mai l’impegno a far sì che si compisse il suo destino: «questo non è nelle nostre capacità» hanno sottolineato «ciò che però abbiamo sperimentato è che accogliendo, siamo cambiati noi».

L’incontro all’Istituto Paolo VI si è poi concluso con una merenda insieme.

Quest’anno la 47ª Giornata della Vita è anche nel contesto del Giubileo della speranza: le due testimonianze che abbiamo ascoltato sono state per noi segni di speranza vera e certa, perché fondata sulla roccia di Cristo morto e risorto presente qui e ora.

Un’amicizia in cammino

Francesco e Flavia Perotti

Incontro Giornata della Vita

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