Da sabato 7 dicembre a domenica 15 dicembre 2024 la Parrocchia di Sant’Andrea apostolo ha ospitato la mostra itinerante “Armida Barelli. Nulla sarebbe stato possibile senza di lei”, esposizione promossa dall’Azione Cattolica di Concesio, in occasione della Giornata per l’Adesione all’Azione Cattolica dell’8 dicembre. Basata sull’omonima graphic novel edita da Franco Cosimo Panini in collaborazione con l’Istituto Toniolo e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, questa semplice, intuitiva ed efficace mostra ha messo in luce la vita della Beata Armida Barelli, figura centrale non solo per la storia dell’Azione Cattolica ma per la Chiesa tutta e per i credenti laici, specialmente le donne, del secolo scorso.
Armida Barelli nasce a Milano il 1° dicembre 1882, seconda di sei figli, in una famiglia dell’alta borghesia liberale e risorgimentale. È una famiglia, la sua, di fede piuttosto tiepida o quantomeno esteriore, che guarda la fede con sospetto e indifferenza. Quando, infatti, i genitori la mandano in un collegio delle Suore della Santa Croce a Menzingen, in Svizzera, pensano a garantirle un’educazione adeguata alla sua vita altolocata ma non certo a un suo cammino spirituale: ma lì Armida, con loro disappunto, trova Dio. Al ritorno a Milano Armida già matura nel suo cuore che la propria vita deve essere a servizio di Dio e dell’annuncio del Regno, anche se la sua vocazione è tutt’altro che definita: si promette di diventare “O suor Elisabetta missionaria in Cina o madre di dodici figli tutti buoni, ma vecchia e zitella mai e poi mai!”. Non c’è bisogno di dire che la Provvidenza, per lei, non aveva preparato nessuna delle due strade, ma una vita di consacrazione laicale, di apostolato nel mondo e tra le genti. Anche se inizialmente titubante alla richiesta di papa Benedetto XV di fondare la Gioventù Femminile in tutta Italia, sa che ormai la sua vita non le appartiene più, ma è divenuta un dono per l’enorme opera del Regno di Dio. Nel febbraio del 1919 iniziano, instancabili, i viaggi per fondare la Gioventù Femminile, una città dopo l’altra da Nord a Sud dell’Italia. Nel 1919 si consacra come laica a San Damiano, ad Assisi, fondando l’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo, e il 7 dicembre 1921 fonda, con padre Gemelli, la tanto desiderata Università Cattolica del Sacro Cuore, l’“Ateneo dei cattolici italiani”.
Non è possibile entrare qui nel merito della vita di questa straordinaria donna, proclamata Beata il 30 aprile 2022 nel Duomo di Milano (a questo proposito segnalo due testi fondamentali per approfondire la vita di Armida: M. Sticco, Armida Barelli. Una donna fra due secoli, Milano, Vita e Pensiero, 2021, nuova edizione; E. Preziosi, La zingara del buon Dio. Armida Barelli, storia di una donna che ha cambiato un’epoca, Milano, San Paolo, 2022). Voglio però lasciarvi tre parole chiave fondamentali per la nostra Armida, che ne costituiscono la spiritualità e l’ideale di vita, il suo senso per vivere e per morire.
Eucaristia. Per Armida, Gesù Eucaristia è tutto. È la spinta del suo cammino, la forza nella sua debolezza e umanità. È, soprattutto, la realtà sacramentale della sua immensa devozione al Sacro Cuore di Gesù, senza il quale, come lei spesso ama ripetere, non si può fare nulla. La diffusione nel laicato della preghiera liturgica sarà per lei un importante aspetto della sua missione, in particolare della sua Opera della Regalità: lo stesso Paolo VI riconoscerà la sua come una vera e propria anticipazione dei risultati del Concilio Vaticano II.
Apostolato. Un suo celebre detto spiega l’intensità della sua visione discepolare: “Non accontentatevi di essere buoni alla buona. Apostoli vi voglio, apostoli che amano e che fanno amare il Signore”. Con il suo esempio di “Sorella Maggiore”, migliaia di donne italiane escono dai ruoli domestici e secondari a cui la società e la Chiesa le ha confinate, e prendono il proprio spazio sociale e politico, la propria parola, viaggiano, si formano e studiano.
Eroismo. Il modello di fede creativa e vivace di Armida non può essere vissuto che nell’eroismo dell’evangelizzazione, dell’annuncio del Regno e nel pieno affidamento a Dio. E la vita di Armida non manca certo di eroismo: lei, sola, riesce a fondare la Gioventù Femminile in tutta Italia, viaggiando notte e giorno come “una zingara del Buon Dio”, ed è sempre lei, con i suoi sforzi, a trovare il “milione” necessario per la caparra della primissima sede dell’Università Cattolica. Per Armida, ciò che è impossibile diventa possibile: e ciò lo dimostra l’“immensa opera” da lei compiuta nella sua vita, per citare ancora il nostro compaesano Giovanni Battista Montini, San Paolo VI, che iniziò il processo diocesano di beatificazione di Armida Barelli a Milano nel 1970.
L’esempio di vita e di fede della Beata Armida è per noi credenti ancora oggi significativa, pur a distanza di anni dalla sua nascita al Cielo: è un invito alla riscoperta della chiamata battesimale ad essere missionari nel mondo, nella vita laicale in modo particolare, e a non dimenticare la presenza viva, vivace e fertile di tantissime donne cristiane cattoliche che, incarnando il mandato di apostolato di Gesù stesso affidato alle donne, prime testimoni della Resurrezione, continuano a costruire la storia del popolo dei figli e delle figlie di Dio.
Alessandro Mabellini










