A cura di don Edoardo Sartori e un membro del Consiglio Pastorale di San Vigilio
Dopo aver ricevuto la comunicazione, da parte del Vescovo Pierantonio, che ero stato nominato parroco di San Vigilio, il mio primo contatto con don Fabio è avvenuto telefonicamente. Gli avevo chiesto: “Quando posso parlare con te?” La sua risposta è stata immediatamente segnata dalla disponibilità. Mi rispose infatti: “Vieni a pranzo oggi alle ore 12”. Così la prima volta ma, da allora, questo momento conviviale è sempre continuato. Ritrovarci a pranzo alcuni giorni della settimana è divenuta una consuetudine, anche se non sono mancate le difficoltà: la prima iniziò alcuni mesi dopo con la pandemia del covid. Si dovettero rispettare alcune regole ma poi, gradualmente, attenendoci alle norme, si continuò positivamente a ritrovarci fra preti.
Grazie don Fabio per questa tua disponibilità alla condivisione con gli altri fratelli sacerdoti, condivisione che non è sempre facile e che, inevitabilmente, non si realizza nella stessa misura con tutti.
Un teologo, recentemente, ha scritto che “parlare di pastorale è, ad un livello elementare, parlare di cibo … La Chiesa è, allora, nel mondo per offrire qualcosa da mangiare”. E’ chiaro che qui si parla di un altro cibo che ci può dare solo il Vangelo, ma si tratta pur sempre di un dono che deve essere “cucinato/preparato” perché, innanzitutto, sia buono, delizioso e, infine, anche bello.
In questo contesto di “cambiamento d’epoca” (come diceva papa Francesco) la Chiesa, e concretamente le parrocchie, oggi fanno fatica a portare gli uomini a Gesù, a rendere la loro offerta appetibile a dei destinatari che vivono in una situazione di benessere diffuso, almeno nel nostro mondo occidentale: siamo nel tempo dell’abbondanza. Mi sento, però, di poter affermare che in questi anni ci sia stata una linea preziosa, nella nostra Unità pastorale, riunita attorno alla figura di San Paolo VI. C’è sempre molta strada da percorrere per portare tutti a Gesù e, certamente, in questa direzione il cammino da fare è sempre aperto e mai si potrà dire concluso. Comunque, per ora, possiamo dire che nelle nostre comunità, sostenuti e guidati da don Fabio, si è sempre cercato di portare Gesù a tutti.
Grazie don Fabio, anche a nome della comunità parrocchiale di San Vigilio, per averci aiutato a incontrare Gesù, proposta di salvezza e di gioia. Come diceva San Paolo VI, che tu hai scelto come ispiratore della nostra Unità pastorale: “Nessuno è escluso dalla gioia che ci reca il Signore”. Che questa gioia accompagni sempre te e tutte le nostre comunità.
Siamo certi che, uniti in preghiera e con la protezione di Maria, il cammino tracciato continuerà con la guida preziosa del nuovo Pastore nominato dal nostro Vescovo. La metafora del pastore ha segnato la storia del ministero ordinato e è stata utilizzata anche dagli ultimi vescovi di Roma. Questa metafora ci parla di cura, sollecitudine, interesse, condivisione. Accanto a questa immagine con le sue qualità auguriamo a don Pietro di essere in questa unità pastorale non tanto un solista di alto livello, ma un direttore di orchestra, formata da maestri, forse non tutti eccellenti, e da orchestrali che cercano di trasmettere la musica divina. Che con il tuo aiuto le parrocchie di Concesio e l’unità pastorale di San Paolo VI possano essere lievito e sale in questo territorio.










